parco

Da metà dicembre il mio piccolo è dovuto restare chiuso in casa con me. Purtroppo come molto spesso accade, quando si ha bambini che frequentano la scuola materna, passare le feste tra influenze, semplici raffreddori, bronchiti o altro è all’ordine del giorno. Ovviamente noi non ci siamo fatti mancare niente meno che la pertosse. Fortuna la forma acuta è durata solo due giorni, ma due giorni di agonia per lui, a cui la tosse non dava tregua e per noi, che a vederlo così ci piangeva il cuore.
Passato il peggio ci siamo trovati a trascorrere tutte le vacanze chiusi in casa fino a metà gennaio e tenere un bimbo maschio di quattro anni vivacissimo in casa è come una pentola a pressione che emette il fischio e se non sfiata….BUM!
Dopo quasi un mese di “reclusione” in una bellissima giornata di sole stranamente calda per essere inverno, quasi quindici gradi, ho deciso di portarlo a fare una passeggiata subito dopo pranzo seguendo le raccomandazioni della pediatra. Poteva uscire solo se: non avesse sudato, non avesse fatto troppo freddo e non ci fosse stato vento. Tutto ok allora.
Quando ha visto che mi stavo cambiando e preparando, tutto preoccupato mi ha chiesto dove stessi andando e lui cosa avrebbe fatto. Al mio: “Ci prepariamo per uscire e fare una passeggiata” i suoi grandi occhi azzurri si sono fatti piccoli dal gran sorriso, mi è corso incontro abbracciandomi e dicendomi: “Davvero mamma, posso uscire anch’io?” Mi si è sciolto il cuore.
Mano nella mano abbiamo fatto il giro di tutto l’isolato, siamo giunti davanti ad un grandissimo campo che era stato arato ma non coltivato, accanto c’era un altro grande prato e, un po’ per gioco, un po’ per intrattenerlo, gli ho chiesto se gli andasse di fare una gara: chi avesse visto per prima un leprotto si sarebbe meritato una bella merenda. Di leprotti neanche l’ombra ma abbiamo camminato tanto e io adoravo stringere quella deliziosa e piccola manina.
Aveva le guanciotte e il nasino rosso e i suoi occhi erano diventati di un azzurro intenso. Ad un tratto la sua vocina rompe il silenzio con un bel: “Mamma, mamma guarda, un parco giochi”. Non c’eravamo mai stati, avevamo camminato così tanto? Con la sua promessa di non sudare e di non correre troppo, l’ho portato.
Visto l’orario, le due e mezza di pomeriggio, era l’unico bambino. Aveva i giochi tutti per se. Scivolo con casetta, altalena, animali a molla e una grande struttura in cui c’era: anelli, una corda, una scala e altro. Aveva lo sguardo misto tra curiosità e stupore di chi non vedeva l’ora di provarlo, anche se con una leggera diffidenza.
La prima cosa che ha provato è stata la scala a corda, ha cominciato a dirmi: “Mamma, guarda cosa so fare?” Era semplicemente salito di un gradino arrampicandosi. Dopo qualche minuto si è spostato sullo scivolo e da seduto è sceso di pancia gridando: “Mamma, guarda cosa so fare?” poi ha cominciato a saltellare con un piede solo e anche lì: “Mamma, guarda cosa so fare?” Quelle cinque parole le avrà ripetute non so quante volte e in quanti pochi minuti facendomi vedere cose che per un adulto erano sciocchezze ma per lui, per un bambino di quattro anni, erano delle conquiste immense. Stava dimostrando la sua indipendenza, la sua soddisfazione nell’essere in grado di fare una cosa che neanche qualche mese prima non era capace di fare. Spesso non ci rendiamo conto di quanto crescano velocemente e sfortunatamente ci perdiamo quei momenti che non si ripeteranno più perché non hanno repliche.
Quel “Mamma, guarda cosa so fare?” non lo dirà in eterno e che spesso lo liquidiamo fin troppo velocemente con un “Sì, amore bravo!” senza neanche alzare gli occhi e guardare effettivamente cosa abbia fatto. Non è giusto!!! Non è giusto nei loro confronti. Non lo si fa con cattiveria, a volte per la troppa fretta e per il troppo poco tempo che abbiamo per una lista interminabile di faccende quotidiane che ci investono ma a volte perché ci dimentichiamo di cosa significhi essere bambini. Il tempo è trascorso ed abbiamo perso quell’empatia nel capire quanto sia importante per un bambino dimostrare cosa sia capace di fare, soprattutto a mamma e papà.
Quel pomeriggio con lui mi ha “illuminata”, ci ho messo un po’ ma per fortuna sono ancora in tempo per rimediare. Perché ora, che io stia pulendo casa, che stia scrivendo al computer, cucinando, stirando, cucendo, insomma di qualsiasi cosa mi stia occupando al suo: “Mamma, guarda cosa so fare?”, non manca occasione che lo guardi davvero e sorridendo gli risponda: “Bravo tesoro mio, stai diventando grande, la mamma è fiera di te!”

di S.B.Allieri

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