Getting Through

Buongiorno,

ho un bimbo di quasi 4 anni che è sempre stato parecchio vivace. La sua vivacità a volte va oltre i limiti è un continuo riprenderlo. Per fare degli esempi pratici: se siamo in un negozio non è capace di stare vicino, si allontana e corre per il negozio anche quando gli chiedo gentilmente di smetterla, soprattutto se siamo alla cassa. Se siamo al centro commerciale e lui e seduto nel carrello per un po’ riesco (e intendo mezz’oretta) a fare la spesa ma poi comincia a lagnarsi, si tira su e comincia a piangere e gridare. Gli dico di finirla ma lui continua, arrivo a dargli uno scapaccione sul sedere con gli sguardi esterrefatti di tutti. Mi sento in colpa, lui comincia a piangere e appena si calma ricomincia da capo, tira giù le cose dagli scaffali se non l’allontano e io sono costretta a lasciare tutto lì, ad uscire dal negozio piena di vergogna. Sono esausta. Non voglio fare l’esagerata ma anche a casa, se sono al telefono comincia a chiamarmi a strattonarmi e m’interrompe finché non chiudo la telefonata. Lancia le cose. Insomma sono in continua lite, lui mi continua a sfidare. Il mio compagno non mi è molto d’aiuto e non parlo solo di assenza lavorativa giustificata, mi riferisco anche a complicità nel “gestirlo”. Non siamo mai d’accordo sul metodo da utilizzare. Se io gli vieto una cosa lui gli dice l’esatto opposto e in questo modo il bambino sceglie il genitore più permissivo, ovviamente. Peccato che poi lo debba tenere io tutto il giorno. Non so come ma si comporta da bambino viziato e io l’assicuro che non sono di certo un genitore di questo tipo. Dipende forse dal fatto che sia figlio unico? Come posso trovare un compromesso con mio marito e cercare di far capire a mio figlio che l’ubbidienza è importante, soprattutto quando siamo fuori casa e soprattutto non deve allontanare e stare tranquillo? Grazie.

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Gentile Signora,

una mamma non deve vergognarsi per quello che fa in merito al bene che desidera per il proprio figlio. Gli altri che “guardano esterrefatti” non mancheranno di difficoltà loro, presenti o già vissute. Mi rendo conto dalla lettura del Suo “sfogo”, del desiderio di aiuto. Cerchiamo quindi di riflettere sui vari argomenti evidenziati alla luce delle caratteristiche generali di un bambini di quattro anno. Si tratta di una “persona” che ormai dovrebbe aver raggiunto alcune autonomie, di un bambino che vive una vita sociale frequentando la Scuola dell’Infanzia, che condivide esperienze familiari con coetanei, che ha acquisito alcune regole all’interno della vita con mamma e papà, che gode della fiducia e della stima degli adulti cui vuole bene. A quattro anni si può cominciare ad ubbidire in modo attivo, con la propria intelligenza e volontà, ma i ritmi di crescita sono personali e non esistono tappe evolutive con scadenze rigide e obbligatorie. La Sua descrizione mi porta a pensare ad un bambino ritenuto ancora molto piccolo mentre il suo potenziale motorio, il coinvolgimento in piccole responsabilità, la sua autonomia nell’alimentarsi, nel gestire i suoi giocattoli, nel vestirsi contribuirebbero ad una progressiva crescita in autostima, necessaria alla sua maggior serenità. Le faccio un piccolo esempio in risposta alla Sua descrizione sugli acquisti al supermercato: . fare l’elenco della spesa a casa coinvolgendo il bambino nella scelta degli alimenti che possono piacere alla mamma, al papà, a lui stesso dandogli delle motivazioni e facendolo sentire capace . al supermercato farsi aiutare a spingere il carrello. Il bambino ha il “diritto” di camminare, di potersi muovere e può aiutare a prelevare dagli espositori alcune confezioni poste in basso, previste nell’elenco, che lui stesso potrà tenere in mano, per introdurle poi direttamente nel carrello . è un’opportunità che si trasforma in un gioco, in un’occasione di stimolazione sensoriale, motoria, con il piacere di aiutare la mamma o il papà. . all’inizio sarà una spesa più contenuta per quantità e tempo perché si tratta di un’esperienza positiva tutta da costruire, ma poi diventerà un rito naturale e desiderato. Certamente occorrono tempo, pazienza, molta pazienza e fiducia. I bambini sono persone che crescono molto velocemente e che hanno bisogno di sentirsi capaci, stimati, coinvolti, protagonisti nella vita di famiglia. Di solito li amiamo tantissimo, facciamo grandi sacrifici per loro, ma li mortifichiamo senza volerlo, nel loro ritmo di crescita che comporta dialogare molto con loro, dare loro delle regole (poche, ma condivise e senza concessioni), gratificarli (non esclusivamente con le caramelle) per le loro piccole, grandi conquiste. Cara signora, si proponga di non richiamare continuamente il Suo bambino, ma si rivolga a lui in modo propositivo e incoraggiante. Naturalmente l’espressione seria del volto dei genitori, non la voce alterata, gli faranno capire ciò che è bene e ciò che non lo è. Tra i quattro e i cinque anni i bambini desiderano la stima di coloro che amano e soprattutto vogliono vederli contenti, concordi su una linea educativa comune. Educare richiede tempi dilatati, ma poi il successo è assicurato!

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