La fondazione Happy Child da vari anni propone una campagna a favore della natalità. Oggi più che mai l’argomento è attuale. Vi proponiamo alcuni spunti interessanti per approfondire l’argomento. Buona lettera e…. pensate al prossimo figlio!

PEDAGOGIA

Elisabetta Musi, Concepire la Nascita. L’esperienza generativa in prospettiva pedagogica, Franco Angeli

Il quarto capitolo l’autrice parla della “nascita come compito educativo”.

L’esperienza della nascita non può rimanere in balia della casualità e dello spontaneismo. Occorre puntare ad una pedagogia della nascita che vada incontro e sostenga la coppia nella sua impresa umana più alta e difficile. Prepararsi a diventare madri e padri non deve limitarsi pertanto ad una serie di consigli pratici per affrontare le nuove incombenze e la riorganizzazione familiare che la venuta di un figlio richiede.

E’ necessario recuperare la dimensione pedagogica della nascita e pensare da subito la copia all’interno di una dimensione educativa. Vuol dire non lasciare che le giovani coppie e più in generale le famiglie non possono essere lasciate sole nei momenti di cambiamento e di svolta.
Ecco quindi un breve percorso:
1 Preparare alla generatività: un compito essenziale della formazione adulta.
2 Aprirsi alla vita: una promessa intrinseca alla scelta coniugale.
3 Prepararsi alla nascita: primo compito educativo genitoriale.
4 Condividere la nascita: una con responsabilità parentale e sociale.
5 Sostenere la nascita: un impegno etico e politico necessario.

SOCIOLOGIA

Articoli vari sul sito di Alessandro Rosina, http://www.alessandrorosina.it/tag/natalita/

Riportiamo un estratto dell’articolo del prof. Rosina, dell’Università cattolica del Sacro Cuore, pubblicato su IL MESSAGGERO il 29 novembre 2016.

Calo delle nascite. I rischi di un Paese senza fiducia nel futuro

C’è qualcosa che non funziona in un paese che ogni anno batte in negativo il record di nascite dell’anno precedente e che perde sempre più giovani verso l’estero.

I dati più recenti dell’Istat sulle nascite dovrebbero preoccuparci seriamente, perché – sia guardando alle cause che alle conseguenze – ci dicono che stiamo smantellando le basi su cui ogni società fonda la speranza di un proprio futuro migliore. […] Nel 2015 sono nati in Italia 485 mila bambini. Gli aspetti negativi sono vari: è il valore più basso dall’unificazione ad oggi; il dato è continuamente negativo dal 2008, con perdita complessiva di 91 mila nati; per la prima volta siamo scesi sotto il mezzo milione, contro oltre un milione a metà anni Sessanta; anche le nascite da genitori stranieri sono in diminuzione; siamo uno dei paesi con più bassa natalità prima dei 30 anni; in continua crescita è anche il numero di donne che rinunciano del tutto ad avere figli.

I motivi sono vari, ma i due punti critici principali sono i giovani e le donne: le difficoltà che essi ed esse incontrano nella realizzazione dei loro progetti di vita frena sia il loro contributo alla crescita economica del paese, sia il rinnovo demografico.

Per entrambe tali due categorie, in parte ovviamente sovrapposte, il tema centrale è il rapporto tra lavoro e famiglia, sia in termini di formazione delle unioni che di fecondità […]. Se vogliamo, quindi, tornare un paese che fa figli dobbiamo mettere innanzitutto i giovani nelle condizioni di uscire essi stessi dalla condizione di figli, per dare concreta realizzazione ai propri progetti professionali e di vita adulta.

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